Il rampollo di «Totò u' Curtu»
Palermo, giallo al processo: un giurato non si presenta. Il procuratore: l' ombra delle minacce
Ergastolo a per quattro omicidi Palermo, giallo al processo: un giurato non si presenta. Il procuratore: l' ombra delle minacce PALERMO - Come papà: mafioso e assassino. Giovanni Riina, 25 anni, già condannato a 4 anni e 8 mesi per l' appartenenza al clan dei Corleonesi, ieri ha ricevuto il colpo del ko: un ergastolo per 4 omicidi. Una sentenza con un giallo: il forfait di un giudice popolare nel giorno della camera di consiglio. Doveva presentarsi giovedì nell' aula-bunker di Palermo, come aveva fatto per oltre un anno, senza mai perdere un' udienza. Ma ha fatto recapitare al presidente della Corte d' assise Angelo Monteleone una lettera per comunicare «l' assoluta indisponibilità a partecipare» per gravi ragioni familiari: «un delicato accertamento diagnostico per un congiunto prossimo». Così s' è dovuto ricorrere ad un giurato supplente. «Un' assenza sulla quale vorremmo fare luce - sostiene il procuratore di Palermo Pietro Grasso -. Bisogna accertare se davvero il giurato non poteva partecipare alla camera di consiglio o se sia stato oggetto di minacce, pressioni o altro». Il processo, comunque, ha ricostruito la carriera criminale di Riina junior. A fargli da padrino sarebbe stato lo zio, Leoluca Bagarella, il duro dei Corleonesi. «Voleva insegnargli il mestiere», ha raccontato Giovanni Brusca. Giovanni Riina si era segnalato in paese per gli atteggiamenti da bulletto che gli erano costati qualche convocazione al commissariato. Poi Bagarella lo pose sotto le sue ali. E Giovannino diventò «grande». Diventò un killer, come papà e come lo zio. Il primo omicidio risale al gennaio del 1995. Riina junior, non ancora ventenne, è stato condannato per aver ucciso il commerciante di abbigliamento corleonese Giuseppe Giammona e il figlio di un boss agrigentino, Antonio Di Caro detto «Il Dottore». Ma prima ancora, avrebbe fatto parte della squadra di assassini che eliminò Giovanna Giammona, sorella della prima vittima, e il marito Francesco Saporito, rompendo il silenzio delle armi voluto da Totò Riina dopo le sue ultime scorrerie sanguinarie, datate anni ' 60. Omicidi rimasti misteriosi fino a quando dalle nebbie non è sbucato Giovanni Brusca, pronto a rivelare i retroscena di quella faida. «Quei quattro furono uccisi perché erano sospettati di tramare contro la famiglia Riina», ha detto il pentito. Giovanni Riina era nell' aula bunker ieri mattina quando il presidente della Corte d' assise Angelo Monteleone ha letto la sentenza. Nervoso, rannicchiato in un angolo della sua gabbia blindata, il rampollo di «Totò u' Curtu» ha scambiato qualche battuta con il suo avvocato mentre i giudici se ne andavano e uno dei pubblici ministeri, Vittorio Teresi, spiegava che «questo non è stato il processo al figlio di un boss, che l' imputato non è stato condannato per il nome che porta, ma per fatti gravissimi documentati con prove inoppugnabili». Soddisfazione tra le parti civili, un velo negli occhi del sindaco di Corleone, Giuseppe Cipriani: «Provo tanta amarezza nel vedere giovani stritolati da pene così pesanti». All' ergastolo è stato condannato anche Vito Vitale, capomafia di Partinico, mentre 30 anni hanno avuto Francesco Di Piazza e 20 Francesco La Rosa e Antonino Mangano. Più leggere le condanne per i collaboratori di giustizia Giovanni Brusca e Giuseppe Monticciolo (12 e 8 mesi ciascuno), Vincenzo Chiodo (12 anni), Vincenzo Brusca (10 anni). Una sola assoluzione, per Giuseppe Lo Bianco. Enzo Mignosi Chi è IL PADRE Totò Riina è stato arrestato il 15 gennaio 1993 dopo una lunga latitanza. Era il capo dei Corleonesi. A lui si deve la svolta di Cosa Nostra, che portò alle stragi in cui vennero assassinati i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino IL FIGLIO Giovanni, 25 anni, figlio maggiore del boss, ha avuto il «battesimo del fuoco» il 22 giugno 1995. Quel giorno, secondo i giudici, ha strangolato un uomo
Mignosi Enzo
Il Corriere della Sera