Lunedì 5 novembre 2007 1 05 /11 /2007 15:03

Indagine della squadra mobile: arrestati anche tre collaboratori dell' insospettabile professionista e tre siciliani

Manette al commercialista della mafia

Portava in Svizzera e «lavava» i miliardi sporchi di una cosca di Trapani. In cella è finito Emilio Angelo Perego titolare di uno studio a Milano in piazza Duomo

 

Indagine della squadra mobile: arrestati anche tre collaboratori dell' insospettabile professionista e tre siciliani Manette al commercialista della mafia Portava in Svizzera e «lavava» i miliardi sporchi di una cosca di Trapani In cinquanta giorni hanno cambiato 4 miliardi. In dollari. Un flusso di denaro sporco appartenente alla mafia trapanese che partiva dalla Sicilia, giungeva a Milano, prendeva la strada per la Svizzera e tornava indietro. Pulito. Pronto per essere investito in attività illecite, come l' acquisto di droga o di armi. Se la mente dell' organizzazione stava a Trapani il braccio operativo era a Milano, in Passaggio Duomo 2, dove c' è lo studio del commercialista Emilio Angelo Perego, di 52 anni. Sarebbe lui, secondo l' accusa, l' uomo che la mafia utilizzava per lavare il denaro che «scotta». Con il commercialista sono finite in carcere altre sei persone. Tre sono suoi collaboratori, Giovanni Epiro, 38 anni, di Induno Olona, Vincenzo Montini, di 61, di Laveno Ponte Tresa e Bruno Vanzini, 60 anni, abitante a Garbagnate Milanese. Dietro le sbarre sono finiti anche tre siciliani. Si tratta di Paolo Rabito, 57 anni, l' uomo che, durante il processo Andreotti, smentì il bacio tra il senatore e Totò Riina, già condannato per associazione mafiosa e ritenuto il reggente della famiglia Salemi di Trapani e uomo di fiducia dell' esattore Nino Salvo. L' uomo, al Nord da un paio d' anni, aveva raggiunto il fratello più anziano, Leonardo, di 67 anni, che da trent' anni si trova in soggiorno obbligato nel varesotto. Con loro è stato arrestato anche il figlio di Leonardo, Mariano, di 31 anni. Tutti abitavano in una lussuosa villa a Cantello, in provincia di Varese. L' operazione, condotta dalla squadra mobile del dottor Luigi Savina e coordinata dal pm Ilda Boccassini, è nata per caso e ha svelato dei metodi in uso alla mafia che sembravano superati. Se è vero che certa mafia utilizza le più avanzate tecniche telematiche per muovere e investire il denaro sporco, «Cosa nostra» di Trapani preferiva invece utilizzare metodi vecchi ma collaudati e «sicuri». Gli «spalloni» partivano dalla Sicilia con valigette piene di denaro contante. Giungevano a Milano in treno o in auto, le consegnavano allo studio del commercialista di piazza Duomo. Il professionista affidava a un suo collaboratore il compito di «pulire» e cambiare il denaro a Mendrisio. L' operazione era banale. L' uomo delle studio Perego passava il confine in auto con il denaro a bordo. Prendeva i dollari e faceva marcia indietro. Il compenso? Una percentuale che variava dal 3 a 7 per cento. L' operazione della squadra mobile è scattata a settembre dello scorso anno quando qualcuno ha chiamato la volante perchè nello studio del commercialista in piazza Duomo alcuni uomini si stavano picchiando. Quando la polizia è arrivata ognuno ha raccontato una versione diversa. Sul tavolo del commercialista c' era un pacco di soldi dai quali mancavano però 300 milioni. Da lì è partita l' indagine che ha permesso di squarciare il velo sul riciclaggio mafioso a Milano. Alberto Berticelli

Berticelli Alberto

Pagina 48
(2 giugno 2001) - Corriere della Sera

Di Le Ali della libertà
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