Domenica 4 maggio 2008
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Il piccolo Giuseppe Di Matteo e il giudice Saetta,sono state vittime della famiglia
mafiosa Di Caro.
Una guerra di mafia che lasciò sul campo una lunga scia di sangue. Delitti e omicidi che per quasi un decennio, dal 1984 al 1992, scandirono la cronaca nera in provincia di Agrigento. A
contendersi il controllo del territorio Cosa Nostra e Stidda, la vecchia e la nuova mafia. E a distanza di tempo la giustizia ha compiuto il corso. Per alcuni omicidi, la DDA di Palermo ha
chiesto il rinvio a giudizio di sette noti esponenti di Cosa nostra agrigentina, accusati di essere mandanti o esecutori dei delitti. Si tratta di Salvatore Fragapane e Giuseppe Fanara, entrambi
di Sant’Elisabetta, per anni ritenuti i capi della mafia agrigentina,CalogeroCastronovo, di Agrigento, condannato all’ergastolo per l’omicidio del maresciallo Guazzelli, Giuseppe Brancato di
Naro, Giuseppe Putrone di Porto Empedocle, anch’egli condannato all’egastolo, Filippo Sciara, uno dei carcerieri del piccolo Giuseppe Di Matteo e Giulio Albanese, collaboratore di giustizia. In
particolare, i magistrati antimafia avrebbero fatto luce sull’omicidio di Gaetano Russello, ex presidente dell’Akragas, avvenuto il 9 luglio del 92. Imprenditore favarese, secondo quanto emerso
anche dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori l’uomo avrebbe pagato con la vita alcuni apprezzamenti negativi nei confronti di Fragapane. E ancora, gli inquirenti ritengono di avere fatto
luce sul massacro compiuto la mattina del 30 marzo del 1991 in via San Vito, ad Agrigento. Un commando uccise senza pietà i fratelli Giovanni e Bruno Callea, che a bordo della loro auto stavano
recandosi al vecchio carcere per fare visita ad un altro loro fratello. I Callea erano zii di Giovanni A

varello, killer di Canicattì che pochi giorni prima tentò di uccidere il boss
del paese, Calogero Di Caro. L’agguato non riuscì, la vittima predestinata riconobbe l'’varello e da qui scattò la risposta. E ancora i PM della DDA ritengono di avere individuato mandati ed
esecutori di un triplice delitto avvenuto a Palma di Montechiaro nel 1985 in cui persero la vita Giovanni Lumia ed in fratelli Francesco e Salvatore Lupo, uccisi da Cosa Nostra perché ritenuti
vicini alla Stidda. E ancora un duplice omicido avvenuto nel 1984 ad Aragona, vittime Giuseppe Buscemi e Alfonso La Mendola e l’assassinio di Giuseppe Mallia, di Siculiana. L’udienza davanti al
GIP di Palermo è fissata per il prossimo 7 marzo.
di Giovanni Siracusa
www.agrigentonotizie.it
Il Boss Calogero Di Caro in famiglia.
Sorridente il cavaliere della Mercede,
dott. commercialista Biagio Bruccoleri (AN) brinda con i figli del Boss Di Caro durante il Galà del Ballo d'Italia a
Bruxelles.
MariaGiovanna Martorana Genuardi a cena con Diego e Silvia Di Caro.
Stragi mafiose.
Borsellino
Falcone.
Di Le Ali della libertà
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